Il passaggio parlamentare romano ha decretato l’ingresso di un nuovo balzello per gli italiani. Si tratta dell’Imu agricola, cioè una tassa che saranno chiamati a pagare tutti i possessori di un terreno agricolo, sia pure con alcune limitazioni ed esenzioni, anche queste approvate e riferite per lo più alle realtà montane. Si tratta del decreto 4/2015, noto alle cronache perché è stato l’atto che ha iniziato a rischiarare le nubi – in realtà non del tutto svanite – sul pagamento dell’Imu nei Comuni montani. Il suo nome è “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, recante misure urgenti in materia di esenzione IMU. Proroga di termini concernenti l’esercizio della delega in materia di revisione del sistema fiscale”. Ad onor del vero, in aula a Palazzo Madama si è votato anche un emendamento a firma dei senatori D’Alì e Gibiino (Forza Italia) che intendeva abolire l’Imu agricola. A favore dell’emendamento tutte le opposizioni: favorevoli alla cancellazione della tassa sugli agricoltori, infatti, sono stati Forza Italia, Lega, Gal, Movimento 5 Stelle e Sel. Contro: il Pd, i centristi e, nonostante Alfano si presenti come la sentinella antitasse, pure Nuovo Centrodestra. Si vota e Renzi si salva per il rotto della cuffia: l’emendamento è stato respinto per 129 voti contro 120 di favorevoli. Un’inezia. Colpisce che, guardando i tabulati, sia stata proprio Forza Italia a dare una mano al governo.
Grazie alla votazione in oggetto, nei Comuni classificati come «montani» l’Imu non mette piede, in quelli «parzialmente montani» esclude solo i terreni posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali mentre nei «non montani» ha un’applicazione generalizzata. Rispetto alle vecchie regole, sono complessivamente 1.601 i Comuni in cui si è persa l’esenzione. Nei fatti, il governo ha autorizzato un prelievo fiscale Imu sui terreni agricoli aggiuntivo di 268,7 milioni di euro. Più tasse, quindi. E grazie a due correttivi approvati al Senato, per i pagamenti relativi al 2014 c’è tempo fino al 31 marzo senza interessi né sanzioni, mentre una norma-manifesto conferma il diritto al rimborso (su richiesta) per i contribuenti che hanno pagato per errore, confusi dai continui cambi di regole.
Ma tornando a noi: tra i votanti a favore della proroga, quindi al mantenimento dell’Imu Agricola, anche Nuovo Centrodestra. Tra i senatori del partito alfaniano anche il paternese Salvo Torrisi che ha contribuito – successivamente alla votazione definitiva della Camera dei Deputati di fine Marzo – al mantenimento della cosiddetta “tassa sulla terra”. Null’altro da aggiungere. E’ giusto e corretto però, da parte della stampa cittadina paternese, che venga reso pubblico il fatto che la città abbia al suo interno un rappresentante al Parlamento Italiano che vota a favore del mantenimento dell’Imu Agricola. Una sottolineatura operata anche dal Movimento Cinque Stelle siciliano, che ha evidenziato in una immagine-spot le facce ed i nomi dei parlamentari siciliani che hanno votato a favorevolmente al provvedimento Imu. Tra questi, ovviamente, anche il senatore paternese Salvo Torrisi, appartenente al gruppo “Area Popolare NCD-UDC. Una immagine rilanciata su Facebook anche da alcuni esponenti politici paternesi, tra cui Francesco Rinina ed Alfio Virgolini (entrambi vicini a Forza Italia), al grido di “Vergogna Ncd”.