Il giudizio spetta a Dio, ma la lettera di Marco Pannella a papa Francesco divulgata ieri da Famiglia Cristiana – un foglio in bella calligrafia, dettato a qualcuno che gli era vicino, firmato con mano ormai malferma – può dare un indizio sul destino dell’anima del leader radicale, scomparso due giorni fa a ottantasei anni. L’ultima volta che lo si era visto in televisione, a febbraio, c’era accanto a lui l’amico Mario Adinolfi. Pannella, quasi privo di forze, trovò il modo di accendere la serata e dire che se desiderasse o meno avere dei figli erano “cazzi suoi”. Due mesi dopo sarebbe morto, piegato dai due tumori che curava fumando avidamente i suoi sigari.
Non abbiamo conosciuto Pannella. A lui restava poco tempo, a noi ne avanzava troppo. Il giudizio spetta a Dio, quindi non ci resta che riportare il testo della lettera e lasciare al lettore di cogliere – se davvero c’è – l’indizio.
Caro Papa Francesco,
Ti scrivo dalla mia stanza all’ultimo piano – vicino al cielo – per dirti che in realtà ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne, di quei bambini e di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa. Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi, quelli che tutti scaricano. Questa passione è il vento dello “Spirito” che muove il mondo. Lo vedo dalla mia piccola finestra con le piante impazzite che si muovono a questo vento e i gabbiani che lo accompagnano. In questo tempo non posso più uscire, ma ti sto accanto in tutte le uscite che fai tu. Un pensiero fisso mi accompagna ancora oggi: «Spes contra Spem”. Caro Papa Francesco, sono più avanti di te con gli anni, ma credo che anche tu ti trovi a dover vivere “spes contra spem”. Ti voglio bene davvero.
Tuo Marco
P.s. Ho preso in mano la croce che portava Mons. Romero e non riesco a staccarmene.