Poliedrico, estroso, misterioso. A due giorni dalla scomparsa il ricordo di Prince

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di Angelo Strano

Un’altra stella della musica Pop ci lascia. Il corpo senza vita del cantante Prince, al secolo Prince Roger Nelson, è stato ritrovato in un ascensore degli studios di Chanhassen, dove registrava le sue canzoni. La polizia ha già aperto un’inchiesta. Il cantante era stato ricoverato d’urgenza il 15 aprile scorso, non per una banale influenza ma – come aveva ammesso il manager – per un overdose oppiacei. Adesso la verità si saprà grazie all’autopsia.

Prince aveva 57 anni ed era una delle icone nere del pop anni’80. Viveva a Minneapolis, dov’era anche nato, ed era amato dai suoi concittadini perché nonostante l’enorme fama era integrato nella comunità. Il nome Prince derivava dal nome della band con cui aveva suonato il padre, i “Prince Rogers Trio“.

Non era un semplice cantante: componeva, arrangiava, produceva, cantava e suonava i suoi brani, spesso in totale autonomia. Nel 1984 aveva ottenuto il successo mondiale con Purple Rain, diventando una stella sia nel panorama musicale che in quello cinematografico e raggiungendo contemporaneamente la prima posizione nelle classifiche con i suoi singoli, con gli album e con i film. Prima di lui c’erano riusciti solo i Beatles. Il film Purple Rain vinse il premio Oscar come miglior colonna sonora, e il singolo When Doves Cry si aggiudicò un Golden Globe. Sempre nel 1984 era stato nominato dall’industria inglese miglior artista dell’anno.

Musicista poliedrico, la sua musica coinvolgeva vari generi come il pop, il funk, il rock classico ma anche il rap, l’ R’n B, il jazz e il blues. Per anni indicò la strada – e in tanti l’hanno seguita – ma poi la sua genialità, la sua musica creativa e innovativa lo allontanarono dal mainstream, rendendolo un personaggio enigmatico che nell’ultimo periodo volle addirittura ritirare i suoi video da YouTube perché la Rete era il male. Dal 1993 al 2000 usò l’epiteto di “The Artist Formerly Known As Prince”,  “l’Artista un tempo conosciuto come Prince”. Nonostante ciò era vicepresidente della Warner Bros.

Il “Folletto di Minneapolis” contese a lungo lo scettro di “Re del Pop” con Michael Jackson. Innumerevoli le collaborazioni con altri artisti, anche se aveva un debole per le voci femminili. Stimatissimo tra i suoi colleghi, Peter Freestone racconta, nella biografia di Freddy Mercury, che il frontman dei Queen era un suo fan. Nel 2004 la rivista Rolling Stone lo inserì al 27° posto nella lista dei 100 migliori artisti.