Lunedì 3 marzo, nella Sala Pia dell’Università Lumsa, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dall’Ordine nazionale dei giornalisti in collaborazione con la stessa Lumsa sull’uso e la percezione dell’intelligenza artificiale (IA) tra i giornalisti italiani.
Quasi mille intervistati
Il questionario, distribuito tra novembre 2024 e gennaio 2025 a 972 professionisti e pubblicisti, prevalentemente tra i 43 e i 58 anni, rivela una consapevolezza strategica più che diffidenza verso l’IA. Il campione, composto per il 63,3% da pubblicisti e per il 36,7% da professionisti, con oltre la metà che vanta più di 20 anni di esperienza, proviene soprattutto da Lazio, Lombardia e Toscana, lavora in piccole redazioni (70,8%) e spesso con contratti atipici (57%).
I risultati
La familiarità con gli strumenti di IA risulta limitata, con la traduzione automatica come applicazione più diffusa, seguita dalla generazione di immagini, mentre l’uso per social media, video o fact-checking resta raro. Sebbene il 63,3% riconosca l’efficienza dell’IA nella produzione di contenuti e il 60,8% nella raccolta di informazioni, solo uno su cinque crede migliori la verifica delle fonti.
Preoccupano la qualità dei contenuti (50,2%), il divario generazionale nelle redazioni e il rischio di fake news. Sul fronte formativo, il 70% esprime forte interesse per corsi sull’IA, con preferenze per introduzioni di base (30,2%), strumenti di analisi dati (28,7%), fact-checking automatizzato (15,7%) ed etica (14,7%).
Otto intervistati su dieci chiedono regolamentazione e trasparenza, mentre l’82% sottolinea l’importanza di un giornalismo investigativo basato su verifica critica e lavoro sul campo.
Lo studio
Lo studio è liberamente disponibile a questo link: https://www.odg.it/wp-content/uploads/2025/03/LUMSA-CNOG-Report-L%E2%80%99I_A-nella-professione-del-giornalista-3_marzo-2025-compresso.pdf