“Lasciato solo, dimenticato in una stanza del Pronto Soccorso e ritrovato senza vita” dai suoi cari. È questa la terribile vicenda di Salvatore Sapienza, 67enne di Paternò, deceduto il 30 gennaio all’ospedale Santissimo Salvatore. La vicenda è riportata dal Quotidiano di Sicilia.
A raccontare il dramma è il figlio del defunto, Antonino, che ha ricostruito l’accaduto al Quotidiano di Sicilia. “Mio padre è stato abbandonato. Quando ho aperto la porta della stanza, ho pensato che dormisse. Invece era già morto, cianotico e freddo”, ha dichiarato.
Tutto è iniziato la mattina del 30 gennaio, quando i medici oncologi, notando una sospetta trombosi alla gamba, hanno suggerito alla famiglia di chiamare il 118. Ma il primo intoppo è arrivato subito: l’ambulanza, secondo il racconto riportato, sarebbe giunta senza medico a bordo e dunque non attrezzata per affrontare una situazione critica. Servono rinforzi, ma tra richieste alla centrale operativa e il coinvolgimento dei vigili del fuoco, si perde tempo prezioso. Alla fine, dopo un’ora e mezza, Salvatore arriva in ospedale.
Lì, invece di ricevere cure immediate, sempre secondo il racconto, viene lasciato su una barella per due ore, senza monitoraggi né interventi medici. Ogni tentativo della famiglia di ottenere assistenza si scontra con una risposta sempre uguale: “È il prossimo ad entrare”.
Quando finalmente viene trasferito in una stanza, i familiari non possono più vederlo. Solo dopo aver deciso di chiamare un’ambulanza privata per spostarlo altrove, Antonino riesce a entrare nella stanza. Ma è troppo tardi.
Dopo il decesso, la famiglia ha chiesto spiegazioni ai sanitari. “Non aveva monitor, flebo o ossigeno. Era stato abbandonato al suo destino”, racconta il figlio al Qds. La direzione sanitaria avrebbe risposto che l’ospedale non disponeva delle attrezzature per gestire il caso e che era già stato avvisato che la situazione era grave. Ma la famiglia nega: “Nessuno ci ha mai detto nulla”.
A seguito della denuncia presentata dai parenti, la Procura ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia, effettuata il 14 febbraio. Solo venti giorni dopo, il corpo è stato restituito ai familiari, che ora chiedono giustizia. Interpellata sulla vicenda, l’Asp di Catania ha scelto di non rilasciare dichiarazioni, verosimilmente a seguito dell’indagine in corso.