“L’OLIMPO DI CAMILLA” – Un focus attento sulla “Noia”. Quando l’insostenibile leggerezza dell’essere pesa

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Photo: Liza Summer

di Federica Camilla Parenti

“Mamma, papà, mi annoio!”.

Quante volte, da bambini, ci è capitato di lamentarci con i genitori per la nostra incapacità di ingannare il tempo? E quante volte mamma e papà si sono trovati spiazzati di fronte alla domanda: “Cosa posso fare?”.

La paura della noia costituisce da sempre un flagello per la società, oggi alle prese con il piede premuto sull’acceleratore, mossa da ritmi sempre più alienanti – talvolta insostenibili. In questa corsa sfrenata, anche i più piccoli ne risentono, e quel vuoto che chiede di essere riempito diventa il cibo di dispositivi incaricati di colmare l’assenza dell’adulto. Non solo device, al processo di stigmatizzazione di un’insoddisfazione necessaria allo sviluppo cognitivo si aggiunge il ventaglio delle attività extrascolastiche delegate a riempire il buco emotivo.

Genitori alle prese con la migliore delle proposte educative in circolazione, il più delle volte per un inconscio meccanismo di proiezione sul bambino, costretto a soddisfare i capricci di una mamma che avrebbe voluto dedicarsi al pianoforte, e che riversa il sogno su un figlio che chiede solo di respirare. Respirare: perché la noia altro non è che un tempo per fare scoperte, un’occasione per dare spazio all’immaginazione; un trampolino di lancio per l’introspezione e la risoluzione di un problema: quello appunto, del riempire un contenitore.

La psicologia concorda nell’affermare che la noia sia un male necessario ad affinare l’intelletto, stimolare la creatività, la fantasia, il gioco. Non solo: la capacità di ingannare il tempo che passa contribuisce al rafforzamento della corteccia prefrontale, deputata all’autoregolazione e al controllo delle emozioni; in particolar modo a una migliore gestione della rabbia. Noia, quindi, come carburante in grado di attivare le capacità esplorative del bambino alle prese con un abbassamento dei ritmi quotidiani che garantisce la rigenerazione del cervello. Un cervello incuriosito da nuove fonti d’interesse e approvvigionamento. Perché l’assenza di stimoli conduce alla ricerca di nuove forme di socializzazione, allo sviluppo di importanti competenze, come l’abilità di negoziare, condividere, risolvere conflitti. Ecco allora ripopolarsi i cortili, luogo di aggregazione e integrazione tra realtà disparate che non conoscono confini, ecco riempirsi i giardini che vedono il tornare in auge vecchi giochi ormai démodé; ecco attivarsi un senso di meraviglia e di scoperta rimasto assopito.

Il tentativo di reprimere la noia inibisce la capacità di concentrarsi, di mettere a punto delle strategie utili a riempire quel senso di vuoto che una routine farcita di impegni e programmi strutturati non consente al bambino di fare i conti con l’ozio. Noia come occasione sociale, cognitiva ed emotiva. Noia come imprescindibile ingrediente per diventare più consapevoli, autonomi e responsabili. L’opportunità di esplorare i territori che un libro può regalare, riscoprendo la potenza che un groviglio di parole stampate è in grado di trasmettere. Quanti di noi, alle prese con una storia tra le mani si sono immaginati castelli e cavalieri, prìncipi e principesse, mostri e demoni da vincere per ottenere un premio al termine di un percorso costellato da ostacoli? Noia come rieducazione ai valore del silenzio e della solitudine, meccanismi alla base del miracolo del pensiero creativo: un valore alla portata di tutti, da coltivare ogni giorno per assicurarsi la capacità di stupirsi nell’era dell’iperconnessione.