
Il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.
di Andrea Di Bella
Giuseppe Conte sembra avere messo il turbo. Starebbe contando uno ad uno, anche in queste ore, i cosiddetti “costruttori” meglio conosciuti come “responsabili”. Dentro c’è di tutto: da Sandra Lonardo (consorte di Clemente Mastella, uomo per tutte le stagioni, da ministro di Prodi a berlusconiano di ferro, a faccendiere politico di ogni colore purché ci sia) a Mario Monti (quello bravo), passando per Gregorio De Falco, colui che ordinò al comandante Francesco Schettino di risalire sulla Costa Concordia affondata all’Isola del Giglio nel 2012, divenuto – de Falco – poco dopo parlamentare del M5S, poi fuoriuscito e finalmente libero dalla “Casaleggio e Associati”. La lista è lunga, bisogna arrivare ad almeno 161 senatori a Palazzo Madama, senò addio Governo per Conte. Attualmente il pallottoliere è a quota 150.
Le questioni da far notare sono due. La prima: nel 2011, nella stessa situazione si ritrovò un certo Silvio Berlusconi, il premier dell’ultimo (cosiddetto) Governo eletto dagli italiani nel 2008. Provate per un solo istante a catapultarvi indietro di dieci anni e a visualizzare nella vostra mente le prime pagine di Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero o di periodici come L’Espresso, tanto per non farla troppo lunga. Si parlò dal primo istante di tangenti, di corruzione, di compravendita di parlamentari pur di far rimanere il Cavaliere al Governo. Finì che quel Governo (quello del Centrodestra) si dimise senza neanche avere incassato una sfiducia parlamentare, con la conseguente entrata in scena del “tecnico ma non troppo” Mario Monti (sempre lui, oggi senatore a vita passato al Gruppo Misto e “costruttore” di Conte tra i più convinti e convincenti).
La seconda: è bene che si sappia che oggi in Parlamento, in special modo al Senato, sta avvenendo esattamente ciò che avvenne nel 2011. Ma nessuno parla di corruzione, per carità. Tutto viene fatto alla luce del sole. I giornali, tutti i giornali, sono pieni di appelli alla “responsabilità”. Alcuni leader o piccoli leader dicono “Venite con noi” con una naturalezza a tratti disarmante. I parlamentari vengono convocati uno ad uno, vengono fatti sedere e si cerca anche in questi minuti di convincerli – in che modo non è proprio chiaro – a sostenere ancora il Governo giallo-rosso.
Ma il corteggiamento ha una prospettiva, ed è presto detta: Giuseppe Conte, secondo quanto rivelato con una nota dall’emittente “Radio Popolare”, è andato nei giorni scorsi da un notaio romano e ha depositato nome e marchio del suo nuovo movimento politico. Il nome sarà “Insieme”. Nel caso fallisse la cosiddetta Fase 2, cioè quella tuttora in atto (la ripresa del Governo Conte II con il varo di un Governo Conte III), le elezioni sarebbero per il capo dello Stato l’unica via possibile. E Giuseppe Conte avrebbe una bella lista da riempire di candidati, in tutta Italia. Una lista che viene accreditata in quasi tutti i sondaggi di almeno il 10%. Il che, con un Senato ed una Camera con seggi diminuiti di un terzo, non sarebbe affatto male. I “costruttori” di oggi diventerebbero anche quelli di domani, candidati e portatori di consenso nella lista del premier, con ogni probabilità candidato premier dei quel che resta dell’attuale maggioranza M5S-Pd-Leu e cespugli vari.