Polverizzati in Umbria, i giallorossi fan finta di nulla (ma che gran batosta)

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di Giuliano Guzzo

Insomma, non è successo niente. In Umbria i giallorossi hanno rimediato una batosta epocale – manco sommati, si è capito, contano granché -, ma sembra non sia successo niente. Il premier Giuseppe Conte ha dichiarato che il voto umbro  «è un test da non trascurare affatto ma noi siamo qui a governare con coraggio e determinazione», confermando un attaccamento al suo ruolo (e alla sua poltrona) che manco la Vinavil. Nicola Zingaretti ha parlato di «risultato di tenuta», mentre Grillo se n’è addirittura uscito con un «pensavo peggio» davvero spiritoso dato che, dalle politiche dal 2018 ad oggi, il Movimento 5 Stelle – solo in Umbria – ha perso quattro quinti dei suoi voti.

A questo punto viene da chiedersi perché mai Pd e 5 Stelle non festeggino, se davvero hanno rimediato un «risultato di tenuta», pensavano «peggio», e possono governare con «coraggio e determinazione». Battute a parte, la sensazione è che, se ieri i giallorossi temevano le urne, tanto da inventarsi un apparentamento che ha fatto incenerire anni di analisi politiche, oggi ne sono terrorizzati. Altro che togliere il voto agli over 65, insomma: è già tanto che non lo tolgano a tutti, che non sospendano la democrazia a gloria dell’Europa e dello spread. Il problema, per loro, è che non hanno fatto i conti con Matteo Renzi che, osservando a quali vertici di popolarità sta portando il Conte Bis, potrebbe a breve di abbandonare la nave. E lì sì che per Pd e 5 Stelle sarebbero dolori.

Intanto, ciò che colpisce – posto che nessuno si aspettava solenni autocritiche dei giallorossi -, è la nonchalance con cui costoro dimostrano di non pensarci neppure a porre fine ad un’esperienza governativa che, se i numeri hanno un senso, non è criticata ma detestata dagli italiani. Ah già, gli italiani: ci sono pure loro. Sembra quasi a sinistra se ne siano scordati, fingendo di non capire che l’ondata sovranista è anche – anzi, soprattutto, viene da aggiungere – diretta conseguenza di forze politiche che, da tempo, sacrificano l’interesse nazionale a beneficio di quello estero – sia esso quello di Bruxelles, di Berlino o di Parigi – e di quello domestico, sia esso quello grillino o quello piddino. Il talento politico di Matteo Salvini e quello di Giorgia Meloni non si discute, insomma. Ma pure la miopia giallorossa non scherza.