«A chi mette le mani addosso alle donne… Zac». Dove quello «zac» – e questo Matteo Salvini riesce a farlo intendere solo quando è inquadrato – va interpretato alla luce delle forbici che sta mimando con l’indice e il medio della mano destra, e quindi della «castrazione chimica che abbiamo votato solo noi della Lega». Poco prima il leader della Lega aveva esclamato il suono «trac», accompagnandolo all’inequivocabile gesto che si fa dischiudendo quattro dita di una mano (pollice escluso) sul palmo della stessa, segno di un eufemistico «fregare». Lì parlava proprio del suo avversario, Renzi, abituato a fregare i compagni di strada, compreso l’arbitro del confronto Bruno Vespa, «le direbbe “Bruno stai sereno” e via da un’altra parte».
In certi momenti, l’atmosfera che si respira negli studi Rai di via Teulada sembra quella di un film di fantascienza che disegna un futuro distopico. Conte viene praticamente ignorato dai contendenti, Di Maio evocato solo in qualche frangente, Zingaretti si guadagna l’unica menzione come governatore della Regione Lazio e non come segretario del Pd. Come se la realtà circostante del governo Pd-M5S non esistesse o fosse magicamente scomparsa.
Che sia il futuro che immaginano i due leader per sé stessi, un ring dove gli altri scompaiono come per magia, è un dato acquisito. Fosse stata l’edizione sanremese del 2019, Renzi sarebbe il preparatissimo Mahmoood che vince la sfida grazie alla giuria di qualità, Salvini invece l’Ultimo (nel senso della popstar) che ancora eccita le masse. Non sarebbe disputa da social network seria senza il convitato di pietra che a un certo punto, come nella celeberrima scena di Vacanze di Natale, dice all’altro «levateje er vino». Si parla di turnover nella Pubblica amministrazione, Renzi dice che l’aveva iniziata a fare Tremonti, Salvini replica: «Ma sicuro che ci sia solo acqua nel bicchiere che hai davanti?». E l’altro a rispondere: «Fossi in lei non parlerei di alcol».
Corrieredellasera