«Guardate questa foto…è la foto di un precario che ha appena preso 40/40 al concorso per docenti, e che piange e ride per la grande soddisfazione! Ho vintooooo». Quel post adesso Vincenzo Salvatore Violetti, 41 anni, se lo guarda con amarezza: si pente persino, di aver gioito così spudoratamente, convinto che dopo 13 anni di precariato fosse arrivato il suo momento per una cattedra. E invece, si ritrova oggi a consegnare le pizze a domicilio nella periferia di Napoli, e a vivere anche scene imbarazzanti: «L’altro giorno mi sono trovato davanti una mia collega: si è stupita, nel vedermi. Ma non importa, il lavoro è lavoro, non bisogna vergognarsene. Le ho raccontato un po’ le mie disavventure e poi ci siamo salutati con affetto». Che poi le sue disavventure sono quelle di alcune altre centinai di professori, incagliati nelle maglie di un sistema- quello del reclutamento- che continua a fare acqua da tutte le parti.
Vincenzo, originario di Napoli, si è laureato in Lingue a Viterbo: «Sognavo di insegnare francese, una lingua che amo. Ma visto che i posti da professore di francese continuavano a diminuire, con le cattedre in aumento di russo e cinese, mi sono abilitato col Pas per l’insegnamento tecnico pratico nei laboratori socio-sanitari, classe di concorso B023». Vincenzo all’epoca faceva l’assistente di volo a Malpensa, ma ha lasciato per andare a insegnare a Varese: «Non è strano, ho respirato scuola tutta la mia vita:mia mamma e mia nonna insegnavano, mio padre era segretario. A differenza di molti altri, i miei genitori sono sempre stati giovanissimi, perché avevano contatti quotidiani con i ragazzi. Il loro linguaggio era alla moda, erano originali e divertenti. E io l’ho sperimentato sulla mia pelle: stando con i ragazzi cresco e mi diverto con loro». Dopo dieci anni a Varese, con contratti annuali, Vincenzo ha deciso di rientrare a Napoli.