“In quei cassoni il caporale monta delle panchine improvvisate, spesso di legno, e i lavoratori li stipa come bestie per portarne il più possibile al campo”. Quando il telefono squilla all’altro capo delle linea, il furgoncino bianco è ancora capovolto, sulla strada statale 16, all’altezza di Ripalta, nel Gargano. I corpi sono a terra e ci rimarranno fino a sera. Marco Omizzolo, sociologo, responsabile scientifico della coop In Migrazione, su quei furgoni saliva fingendosi bracciante per studiare i meccanismi del caporalato nell’Agro Pontino. “Basta prendere una curva ad alta velocità – racconta – e chi c’è dentro viene scaraventato sul lato opposto, insieme all’eventuale carico. E’ chiaro che quando nel cassone hai anche solo quattro persone che dal lato destro del veicolo si spostano all’improvviso sul lato sinistro, il mezzo si sbilancia e cambia direzione”. Spesso finendo nell’altra corsia.
I camioncini diventano così carri per il trasporto bestiame. La cronaca parla di 16 morti in 3 giorni. Fanno notizia perché sono molti e concentrati in così poco tempo. Ma la prassi è antica. E nota: “Noi registriamo continuamente casi di questo tipo – prosegue Omizzolo, che è anche ricercatore dell’Eurispes – morti sul lavoro legati a un sistema fondato sullo sfruttamento e sul caporalato. Si continua a non voler applicare la legge 199/2016 (per il contrasto al caporalato, ndr), non si fanno controlli e c’è una responsabilità politica enorme di chi fa retorica elettorale sulle migrazioni, vuole cancellare la legge 199 e non decide di affrontare seriamente il problema”.
Gian Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura in quota Lega, da giugno ripete che la legge va cambiata. Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Matteo Salvini hanno annunciato la lor presenza, oggi a Foggia. La speranza degli operatori è che si inverta il trend osservato finora: “Una delle ragioni per cui non lo si vuole affrontare concretamente – osserva Omizzolo – è che questo tema unisce la questione migratoria e quella del lavoro alla questione della grande distribuzione: a me piacerebbe sapere dove andavano quei pomodori. Scommetto che erano destinati alle grandi aziende di trasformazione dei pomodori, che poi noi compriamo sotto forma di pelati o salsa nei grandi supermercati. Si toccano quindi i gangli di un sistema economico e politico enorme”.
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