Governo, si tratta su Di Maio premier. L’offerta a Salvini

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Così, nonostante il prodigarsi a difendere Conte e la girandola di smentite di rito, il Movimento 5 stelle dietro le quinte è tornato a rimettere in campo il pezzo forte della sua scacchiera: Luigi di Maio. “Un ritorno naturale, vista la congiuntura degli eventi”, spiega una fonte stellata di primo livello. Il problema, come riportato dall’Huffpost a firma Pietro Salvatori, è convincere il Carroccio ad accettare un pacchetto last minute che prevede per il capo politico 5 stelle un volo in direzione palazzo Chigi. Perché la Lega non molla, e, per gli strani ghirigori della politica, è arrivata a essere oggi la più strenua sostenitrice del docente già membro del fantagoverno stellato pre elezioni. “Di Maio premier sarebbe uno schiaffo ulteriore a Silvio Berlusconi – ragionano dalle parti di via Bellerio – e non possiamo acconciarci a essere gli Alfano di Di Maio”. Sul piatto, il Movimento schiera tutte le sue frecce per tranquillizzare l’alleato sulla dorsale dell’alfanizzazione.

Luigi Di Maio, capo politico del M5S

Luigi Di Maio, capo politico del M5S

Rinunciando a quattro dei sei ministeri di robusta spesa e peso politico che nell’alchimia con Conte gli dovrebbero spettare. E dunque la Difesa, la Giustizia (anche se su quest’ultimo vengono coltivati alcuni dubbi) e i due accorpati che avrebbero costituito un mega ministero della spesa pubblica in capo al leader stellato: Sviluppo economico e Lavoro. Tra i dicasteri pesanti alla truppa stellata rimarrebbero in mano esclusivamente i Trasporti – in risalita le quotazioni di Laura Castelli – e la Sanità, con l’ascesa di Giulia Grillo dallo scranno di capogruppo alla Camera. Affiancherebbero il capo politico nella sala del Consiglio dei ministri anche due fedelissimi, come il capo delegazione al Senato Danilo Toninelli (alla Pa e sburocratizzazione) e Riccardo Fraccaro (Riforme e Rapporti con il Parlamento).

Un all-in, un’ultima offerta che supera per peso e sostanza quelle pur corpose avanzate negli scorsi giorni. Che, giudica la war room stellata, tranquillizzerebbe anche il Quirinale, che vedrebbe a garanzia del nuovo esecutivo il leader del principale contraente del contratto. Un’operazione complicata, che nel gioco di pesi e contrappesi potrebbe puntellare anche il ruolo di Paolo Savona all’Economia, principale pietra d’inciampo nello schema che prevede Conte premier. Opzione, quest’ultima, assolutamente non da scartare. Se l’ultimo assalto fallirà, si ritornerà sul giurista di origini pugliesi. Perché si è andati troppo oltre, e per elaborare una soluzione terza soccorrerebbe ripartire da capo. Impensabile. La notte romana è lunga. All’alba il redde rationem.