Si rasserena il cielo del Centrodestra in vista delle prossime elezioni Politiche nazionali previste con ogni probabilità per il prossimo mese di marzo. Non lo dicono i giornalisti, ma tutti i sondaggi che fino a qualche tempo fa davano per scontata una debacle dei moderati in favore del Centrosinistra e del Partito Democratico di Matteo Renzi. Questo fino al 4 dicembre 2016, giorno in cui con la votazione sul Referendum Costituzionale e la vittoria del No con oltre il 60% (oltre che con le Amministrative dello scorso giugno), si è delineato in modo chiaro e netto il futuro: Il Pd azzoppato, così come il M5S che ha puntato tutto sulle elezioni Regionali siciliane dello scorso 5 novembre. Niente da fare, ha vinto il Centrodestra ed anche Forza Italia che ha ridimensionato Matteo Salvini nell’isola (nessun assessore nonostante gli accordi, questione imposta dal risultato elettorale ottenuto dalla lista comune realizzata con FdI di Giorgia Meloni), e che ha rimesso in moto la incredibile macchina elettorale in vista del voto. Risultato: Berlusconi cresce nei sondaggi e porta FI almeno al 16,9%, due punti e mezzo in avanti alla Lega stabile al 13,8%, con Fratelli d’Italia ed il suo un lusinghiero 5%. Fatto questo che attesta la coalizione ad un 35,7%, a cui però Berlusconi vorrebbe appaiare almeno altre due liste, vale a dire quella dell’Udc di Cesa (che in Sicilia ha ottenuto un ottimo risultato ritornando nel Centrodestra) ed una quinta lista che metta insieme diverse sigle e movimenti dapprima nell’alveo di Forza Italia e non solo, poi nel tempo fuoriuscite dalla porta e che adesso starebbero per rientrare dalla finestra.

Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia
Ci sono Raffaele Fitto con il suo “Direzione Italia” ed anche il movimento di Vittorio Sgarbi “Rinascimento” che insieme a Giampiero Samorì ed il suo “Mir – Moderati in Rivoluzione” lavorano a candidature comuni in tutti i collegi. E poi Stefano Parisi con il suo “Energie per l’Italia”, per la verità nell’ultimo periodo in rapporti raffreddati con il Cavaliere. Ci sarebbe anche un’area cattolica guidata da Gianfranco Rotondi, che pensa di riportare in auge la “Democrazia Cristiana” con il suo vecchio scudo crociato, anche se le “operazioni nostalgia” sarebbero sconsigliate. Si ricerca novità e freschezza per presentarsi ringalluzziti e pimpanti agli elettori più giovani e social. E’ questo che raccomanda Berlusconi ad ogni interlocutore in occasione dei tavoli di confronto: dinamicità e presenza costante nel territorio, con “uomini e donne del mondo del fare e non professionisti della politica”, a cui ha chiesto un generale sacrificio in vista delle prossime elezioni. Vale a dire candidature nei collegi uninominali con le preferenze per tutti i big di Forza Italia. “Non potrò forse esserci io, quindi dovrete esserci voi”, è quello che va dicendo. E’ con questi presupposti che a quell’abbondante 35% andrebbe aggiunto almeno un altro 3,5% dato dalla sommatoria di tutte le sigle che orbitano in questi giorni ed in queste ore nel Centrodestra in vista di un collocamento.

Il presidente del Senato Pietro Grasso ed il segretario del Pd Matteo Renzi.
Nel Centrosinistra la situazione è drammatica: se tra gli azzurri si respira ottimismo, tra i Dem è buio pesto. Matteo Renzi deve fare i conti con la diaspora dei dalemiani e dei bersaniani, confluiti nella nuova formazione politica guidata dal presidente del Senato Pietro Grasso, che ha presentato su Raiuno il nuovo simbolo di “Liberi e Uguali” che correrà alle Politiche, aprendo ad una coalizione proprio con il Pd: “Con Renzi non ci sono problemi, ma se mi pizzica…”, ha detto Grasso. Quindi il Movimento Cinque Stelle, fermo poco sopra il 25% già da settimane e con una tendenza alla stabilità. Con un panorama così fatto, e con Forza Italia in forte risalita nei sondaggi causa la nuova esposizione del suo leader in televisione e nel Paese, il Centrodestra potrebbe mirare e sorpassare quota 40%, percentuale che consentirebbe ai partiti alleati di ottenere un numero sufficiente di deputati e senatori per formare un nuovo Governo anche con la sommatoria dei seggi ottenuti dall’insieme delle quote proporzionali e uninominali. E con un solo voto in più rispetto alla Lega (e magari con la riabilitazione giudiziaria della Corte di Strasburgo), Silvio Berlusconi potrebbe anche tornare a Palazzo Chigi, in barba al meno eccitante papa straniero.