Sono trascorsi cinque anni ed eccoci a ridosso delle nuove elezioni per il Governo Siciliano. Buonsenso lascerebbe prevedere che non si facessero più gli errori passati e si imparasse da questi ad avere più chiara consapevolezza: se voglio esser meglio governato, devo capire quali requisiti deve avere il governante e quindi scegliere con coerenza e senso critico. Dare per scontato che si impari dalla lettura della storia è mera illusione. Anche negli intelletti più illuminati manca spessissimo il senso della realtà, mentre la follia lapalissiana sembra continuare ad avere la meglio. Andiamo per ordine. Il Governo Crocetta, senza grossi timori di essere smentiti, con imbarazzante evidenza non è riuscito a produrre nulla che fosse realmente costruttivo, di pubblico beneficio o aderente alla reali necessità dei siciliani e della Sicilia. Voto: insufficiente, per essere generosi. Folle pensare di ridare fiducia a quella parte politica che ha determinato il governatore uscente. Cosa si presenta adesso all’orizzonte? Il Pd. Quando si pensa al Pd, e certamente non dal punto di vista ideologico – perché le ideologie sono legittime e vanno sacralmente rispettate – ma dal punto di vista dei suoi indegnissimi rappresentanti, viene in mente che per i guai, le enormi ignominie, le figuracce, la sfrontatezza, l’incapacità, i particularismi guicciardiniani, le responsabilità nei confronti della storia, dovrebbero – come nel gioco dell’oca – star fermi per qualche giro.

Nello Musumeci, candidato unitario del Centrodestra in Sicilia.
Il fermo avrebbe il compito di indurli a sagge riflessioni sulla follia delle loro azioni che, partorite dopo chissà quali malsane o incestuose combinazioni, vengono poi trasformate in decreti e somministrate dispoticamente, saltando a piè pari su proteste pubbliche, scioperi, contestazioni e tutt’altro che democraticamente, imposte ai cittadini e alle svariate categorie dei lavoratori. Si tratta di decreti decisi a tavolino da chi poco o nulla sa di cosa si parla, a chi ci si rivolge, e se anche in minima parte serve o se sia utile. Vada come esempio per tutte la bella e rivoluzionaria trovata della “buona scuola”, e gli addetti ai lavori che non fanno parte della super premiata casta dello staff sanno di cosa parlo. Governare, legiferare, rivoluzionare continuamente lo stato delle cose, camminando in modo disincarnato sulla testa delle persone, sovraccaricando, burocratizzando, svuotando, avvilendo, depauperando tutto. Questo è ciò che ha fatto e continua a fare il Centrosinistra. Senza certamente aver mai messo un piede dentro una classe in qualsivoglia città o quartiere, perché diversamente non si sarebbe mai potuto concepire l’ennesimo sfascio della scuola italiana, le cui conseguenze hanno poi partorito ministri della Pubblica Istruzione che avranno fatto certamente carriera a suon di 6 policiti, per diventare poi maestri giardinieri e salire immeritocraticamente ai più alti piani senza neanche avere mai conseguito una laurea (come l’attuale ministro all’Istruzione), contraddittori e incompatibili livelli di Governo, zimbelli d’Europa da far sganasciare dalle risate anche il più sprovveduto e menefreghista, fosse anche per una questione solo di coerenza o stile. Da li poi, senza saperne di pedagogia, di didattica, di psicologia, di sociologia, di antropologia, pensare di dire agli insegnanti, che passano la vita crescendo, formando ed educando generazioni di giovani: cosa fare, come fare, cosa
non fare. Lo Ius soli? Da non crederci. Come possa essere considerata un’urgenza dello Stato Italiano è ancora un mistero. Gli effetti di un provvedimento del genere, sempre a firma Pd, comporterebbero una rivoluzione epocale le cui conseguenze irreversibili cambierebbero millenni di storia. E perché poi? Siano benvenuti tutti gli immigrati regolari che rispettando leggi, tradizioni, religioni e cultura di chi li ospita, vogliano condividere questa meravigliosa terra. Gli altri no, scusate. Chi non è d’accordo, se ne torni da dove viene e dove evidentemente stava meglio, se ora sputa sul piatto in cui mangia. Gli elettori, se si vuole secondo una valutazione prosaica, dovrebbero pensare che il Pd, se non fa una lunga ammenda delle malefatte, non deve minimamente avere la faccia tosta di proporsi. E’ come una moglie infedelissima che il marito si sforza di coprire e spera che la smetta di tradirlo, mentre nel frattempo la porta a fare il giro delle caserme. Ma che ti aspetti da una infedele, che non se ne vada con tutti i militari che trova? A tutti i fedelissimi ideologi, a cui facciamo debite e sentite condoglianze, se questa moglie non si redime e mostra per molto tempo di star buona, riflettere e di esser fedele agli accordi matrimoniali di fedeltà nella buona e cattiva sorte, inutile parlar d’amore (e quindi di consenso), non vi pare?
E che dire dei grillini? Fuor di dubbio che qualcuno di loro, a prescindere dai suoi mentori-padron (il comico insieme al manager), possa esser spinto da buona e sincera volontà, ma anche loro si sentono gli unti di Dio. Sempre rancorosi, pronti a pescare nel torbido e puntare il dito accusatorio ventiquattrore al giorno. Non vogliono costruire, vogliono solo dire tutto il male possibile. Ma non sono una casta di santi, né tanto meno una classe politica che ha storia. Sono solo dei grillini parlanti che fondano la loro azione con la bottiglia della candeggina in mano. Loro sono senza macchia e senza peccato. Gli altri, giù tutti all’inferno. Orbene, se fosse davvero il candore l’assenza di macchia in politica, piuttosto che urlare contro tutti puntando l’indice accusatore, il buon governo potremmo andare a trovarlo in seminario e scegliere qualche giovane casto e puro, prima che si corrompa diventando sacerdote e chissà magari pedofilo o ladro, e fare un bel partito degli innocenti. Il mondo politico avrebbe risolto tutti i suoi problemi di giustizia, verità, equa distribuzione dei beni, meritocrazia e chissà anche di amore.
No signori, non funziona così: andare a caccia solo per accusare l’avversario delle cattive compagnie, come se queste in realtà rappresentino in tutto e per tutto te stesso insieme ai tuoi quarant’anni di integerrimo impegno, non fa di te una persona migliore, né tantomeno un politico capace. Il Centrodestra in Sicilia ha messo in campo un candidato che è la sintesi di tutto ciò che di buono predicano nel Centrosinistra e tra i grillini, pur lamentandosene perché non si tratta del loro candidato ma di quello che hanno di fronte. E pur a capo di quel grande e variegato contenitore di cui è certo garante, che accorpa non ideologie ma obiettivi comuni, quell’uomo sembra rappresentare al momento l’unica coerenza, la vera fedeltà a se stesso e agli amici di sempre – che sono i siciliani – oltre che alla sua ideologia e alla sua formazione etica. Senza tema di smentite, incarna uno degli ultimi politici di razza in questo Paese. Nel quadro globale, quell’uomo appare l’ultima e vera chance della Sicilia: politicamente corretto, passato ogni giorno di questo ultimo decennio a girare la Sicilia in lungo e in largo, a parlare con tutti, ad ascoltare per conoscerne ogni realtà, ogni aspetto, ogni criticità, ogni potenzialità. E con i cinque anni passati all’ARS in opposizione, pare inevitabile che abbia affinato ulteriormente e in modo pragmatico l’urgente, il necessario, il doveroso e soprattutto il come fare nei tempi più brevi possibili. E chiunque, ci consentirete l’audacia, sa di non potere smentire tale ricostruzione. Siano prudenti perciò gli elettori, e vadano tutti a votare. Perché dopo questa campagna elettorale in Sicilia nulla sarà più come prima.