Case vendute al prezzo di un caffè. I Comuni che ci stanno provando

Sharing is caring!

casa-vendita-salento-guagnano-GU01V

di Riccardo Bruno

La trovata è geniale. Ci sono privati che si ritrovano immobili di cui non sanno cosa fare, che vanno in malora e su cui devono pagare le tasse. Ci sono altri privati che sarebbero pronti ad acquistare quelle case, per recuperarle e valorizzarle. E ci sono sindaci che vedono il loro territorio spopolarsi e perdere di valore. Insomma, basta trovare il modo di mettersi d’accordo. Come funziona: i Comuni posso ricevere sotto forma di donazione palazzi e casolari, oppure possono fare da intermediari e garanti. Offrendo alla cifra simbolica di 1 euro (o poco più) un bene che rischia di andare perduto. Sono tanti i centri italiani (e non solo, ci sono esperienze simili in Francia e Gran Bretagna) che hanno avviato progetti del genere. A volte riusciti, a volte solo tentati, altre volte bloccati dalla burocrazia. Come Montieri, 1.200 abitanti in provincia di Grosseto. Le miniere ne hanno fatto la fortuna fino al secolo scorso, con la chiusura delle attività estrattive tutto è cambiato. Il Comune guidato da Nicola Verruzzi si fa da intermediario nella vendita di immobili in abbandono e fatiscenti. La notizia delle «case vendute al prezzo di un caffé» ha fatto il giro del mondo. Il sindaco ha detto di «essere felice che l’idea abbia portato Montieri all’attenzione di grandi Paesi». Alcune trattative sono già andate a buon fine, anche se non esattamente al prezzo di un 1 euro, in ogni caso a prezzi bassissimi. In fondo, conta lo spirito. 

Ci ha provato anche il Comune di Lecce nei Marsi, nel Parco nazionale dell’Abruzzo. Uno spopolamento storico iniziato nel secolo scorso, accentuato dopo il terremoto del 2009. Il Comune ha fatto appello a chi fosse interessato, soprattutto alle giovani coppie.

Nel paese del Palermitano, eletto come il «Borgo dei borghi» nel 2014, set ideale per film come L’uomo delle stelle di Tornatore o il Prefetto di ferro di Squitieri, l’iniziativa del Comune è andata fin troppo bene: 1000 richieste arrivate, un centinaio le case passate di proprietà, la prima acquistata da una famiglia di Caltanissetta. Il sindaco Giuseppe Ferrarello spiega il successo del suo modello: «Il Comune non compra gli immobili, siamo semplici intermediari». Lui stesso ha venduto a un ungherese.

Appena 85 abitanti, in alta Val Borbera, nell’Alessandrino. Il progetto «Casa ad 1 Euro» era nato per fermare l’abbandono delle minuscole frazioni, ma è stato ostacolato dalla burocrazia, dai «frazionamenti catastali e da una distribuzione “planetaria” dei relativi proprietari». Così il Comune ha cambiato idea, offrendosi come semplice intermediario «per mettere in comunicazione coloro che vogliono disfarsi del loro rudere (forse non ad 1 euro ma certamente per importi molto modesti) con coloro che vogliono ristrutturarlo, per godere la salubre bellezza delle nostre valli».

L’amministrazione comunale è pronta ad emanare il bando. «Stiamo completamento insieme all’ufficio tecnico il censimento degli immobili» fa sapere il presidente del Consiglio comunale Santo Cardaci. Anche in questo il Comune si offrirà da intermediario tra chi possiede «case fatiscenti e pericolanti del centro storico e della periferia» e chi si impegnerà, dopo aver acquistato alla cifra simbolica, a far partire i lavori di ristrutturazione entro sei mesi.

La prima casa è stata venduta a 1 euro lo scorso aprile. La firma nell’ufficio del sindaco, Efisio Arbau, promotore dell’iniziativa (anche come consigliere regionale) per ridare vita al centro storico del comune di 1.200 abitanti nella Barbagia. Il bando comunale per la cessione era stato pubblicato due mesi prima e subito erano arrivate una trentina di richieste, soprattutto da «figli di emigrati che vogliono tornare a Ollolai» hanno spiegato gli amministratori. Il sindaco spiega come funziona il progetto: «I proprietari di case sottoutilizzate o inutilizzate, per i quali l’immobile rappresenta solo un costo, cedono a prezzo simbolico la propria casa fatiscente al Comune che la inserisce nel circuito della case ad 1 Euro a favore di acquirenti che diventano proprietari con l’impegno a ristrutturarle ed utilizzarle».

Anche il Comune del nord della Sardegna, dall’ottobre del 2015 si offre «da intermediario per mettere in contatto domanda ed offerta relativa ad immobili vetusti e decadenti situati nel centro storico del paese» al prezzo simbolico di 1 euro. Gli acquirenti devono «assumere l’impegno di effettuare gli interventi di riqualificazione entro un tempo massimo, assoggettando il loro impegno alla costituzione di una fidejussione a favore del Comune, che garantisca sull’impegno a realizzare gli interventi di riqualificazione». L’amministrazione comunale ha dato vita a una banca dati per agevolare lo scambio di informazioni. La filosofia dell’iniziativa è chiara: «Il centro storico di Nulvi è un piccolo gioiello che conserva intatto il fascino delle sue vie, delle sue piazze, dei suoi suggestivi e caratteristici scorci ma che, con il passare del tempo, ha assistito al decadere di alcuni degli edifici che lo compongono, e lo caratterizzano. Un gioiello, ma anche e soprattutto una nuova opportunità di sviluppo».

Il Comune del Trapanese devastato dal terremoto del Belice, non offre case a 1 euro ma è stato forse il primo a pensarci. Fu nel 2008 l’allora sindaco Vittorio Sgarbi a lanciare l’iniziativa. «L’intuizione era semplice — spiega il critico d’arte —: tra non fare niente oppure realizzare case nuove ci può essere una soluzione intermedia, non per speculare ma per recuperare seguendo precise linee costruttive». Allora si parlò dell’interesse di acquirenti illustri, dai Moratti a Dalla a Miuccia Prada. Poi la giunta venne spazzata, il Comune commissariato e tramontò anche l’idea delle «case quasi gratis». Un progetto rifiorito poi altrove. Corriere