
Silvio Berlusconi
Ha atteso che Alessandra Ghisleri gli consegnasse le ultime rilevazioni sul Referendum. Assodato il vantaggio del No ha deciso di tornare in televisione, con una valvola aortica nuova e quell’inguaribile ottimismo che da sempre lo contraddistingue. Silvio Berlusconi farà vincere i contrari a questa riforma costituzionale, e non lo dice il sottoscritto ma tutti i sondaggisti ed anche i detrattori che ritengono come l’ex premier riesca a spostare gli equilibri elettorali con la sua sola presenza televisiva negli ultimissimi giorni di campagna di almeno tre punti percentuali. E’ stato così nel 2006 ed anche nel 2013, quando non vinse ma fece recuperare a Forza Italia oltre ogni aspettativa di elettori e dirigenti. E poi la domanda di Vespa a Porta a Porta: “Perchè Mediaset vota Sì?”, “Perchè hanno una fisiologica paura delle ritorsioni di chi è al potere”. Inappuntabile. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, ed in quelli che verranno e che anticiperanno la consultazione di questa domenica, il presidente di Forza Italia presenzierà ancora un paio di volte in televisione, per poi ritirarsi ad Arcore da dove seguirà lo spoglio notturno. E si pensa già al dopo.
Berlusconi ha già precisato, forse incautamente ma di certo in modo sincero, che si attende una decisione celere (sono già passati tre anni) dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Bruxelles, dove ha presentato ricorso dopo l’incredibile condanna della Cassazione che lo ha estromesso dalla vita istituzionale italiana. Una volta ottenuta la piena revisione del processo, e la riabilitazione alla politica attiva, Berlusconi ha dichiarato di “essere quindi ricandidabile”, puntualizzando anche che “a quel punto per il centrodestra non vi sarà più la necessità di individuare un altro leader”. E’ esattamente questo il nodo principale, vale a dire il dopo Referendum inteso come il dopo Berlusconi. Dal canto suo Matteo Salvini, incoraggiato dalla Brexit e dall’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, è già andato oltre candidandosi alla leadership del centrodestra. E’ una legittima posizione del leader di un partito territoriale quale è la Lega Nord, fatto quest’ultimo che lo escluderebbe quasi automaticamente da qualsiasi ragionamento sulla guida di uno schieramento moderato nazionale. E poi le posizioni su Europa ed euro: Salvini (ed anche Meloni) del tutto euro-scettico, e Berlusconi capo di Forza Italia che in Europa siede nel PPE a sua volta alleato dei Socialisti all’Europarlamento. Un abisso. Salvini sarà chiamato a compiere una scelta difficile e dolorosa allo stesso tempo a prescindere dall’esito della consultazione referendaria, vale a dire decidere se “connotare” l’area alternativa alla sinistra in Italia come in Francia: sinistra, centrodestra e destra estrema oppure partecipare, forse più saggiamente, ad un tavolo comune per creare insieme a Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni ed anche Stefano Parisi con il suo movimento civico “Energie per l’Italia”, una proposta credibile ed unitaria realmente competitiva con il Partito Democratico e con il M5S.
Silvio Berlusconi avrebbe già subodorato la decisione maturata in questi giorni da Salvini, vale a dire quella di mettere mano ad una proposta autonoma di destra nazionalista che abbandoni una volta per sempre le posizioni secessioniste della vecchia Lega, che superi quindi la dimensione territoriale per dare vita ad un nuovo soggetto unitario che metta insieme Lega e Fratelli d’Italia, per poi competere autonomamente alle prossime Politiche. A conferma di tale ricostruzione il videomessaggio diffuso nel pomeriggio di ieri dallo stesso Berlusconi che parlando ai sostenitori forzisti di Napoli ha dichiarato che “con la vittoria del No dovremo tutti collaborare alla redazione di una nuova legge elettorale proporzionale”. Proporzionale è la parola d’ordine, a questo punto. L’idea sarebbe quindi quella di indebolire fortemente Matteo Renzi con la vittoria del No al Referendum, portare il Governo in una posizione di debolezza e costringerlo a trattare con le opposizioni da sempre ritenute maggiormente dialoganti con l’Esecutivo, vale a dire con Forza Italia e quella parte di sinistra radicale attualmente ai ferri corti col premier. Ne verrebbe fuori un accordo sulla legge elettorale che supererebbe l’Italicum e che stabilirebbe uno sbarramento per i partiti minori, verosimilmente al 5%. Al netto dei tecnicismi è paradossalmente il ritorno di Berlusconi nell’agone della politica a ridisegnare i contorni del centrodestra nel suo complesso. Come per il Milan (la cui cessione ai cinesi dovrà essere sancita a metà dicembre e che pare potrebbe sfumare), anche il “passaggio di consegne” della leadership potrebbe non arrivare per come forse si attendono in tanti, primo su tutti proprio Matteo Salvini, forte dei numeri della Lega comunque ragguardevoli e che incalzano Forza Italia quotidianamente. Milano esclusa.