Trump come Berlusconi, firma il “Contratto con gli americani”

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NEW YORK – Le analogie con Silvio Berlusconi continuano ad aumentare. Donald Trump lancia il suo “Contratto con l’elettore americano”, che include il suo piano per i 100 giorni. Ben visibile sul suo sito, il Contratto elenca provvedimenti che il neo-presidente intende varare non appena s’insedierà alla Casa Bianca (l’Inauguration Day è il 20 gennaio). Molti di questi erano già stati anticipati sull’edizione cartacea di Repubblica ieri e oggi.

Cancellate le restrizioni all’estrazione di petrolio, gas naturale. Ritiro o ri-negoziazione dal trattato Nafta che un quarto secolo fa creò il mercato unico con Canada e Messico. Denuncia formale della Cina per manipolazione della valuta (preludio a sanzioni commerciali). Avvio delle procedure di espulsione per due milioni di “immigrati criminali”. Congelamento di tutte le assunzioni nel pubblico impiego (federale ovviamente, gli Stati fanno quello che vogliono). Stop a qualsiasi versamento all’Onu per la lotta al cambiamento climatico.

Segue una seconda parte, spalmata sui 100 giorni, e fatta per lo più di iniziative che Trump intende lanciare ma che poi andranno approvate dal Congresso. E’ in questa parte che si trova l’abrogazione di Obamacare, la riforma sanitaria del suo predecessore. Così come i 1.000 miliardi di dollari di investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture. Ovvero la riforma fiscale che dovrebbe ridurre il prelievo su tutti, persone fisiche e imprese.

Una lettura attenta rivela che ci sono molti effetti-annuncio. Per esempio: la ri-negoziazione del Nafta è un processo lungo nel quale intervengono i tre paesi firmatari, non basta la volontà del presidente americano; poi qualsiasi nuova formulazione di quel trattato andrà sottoposta a ratifica del Congresso, dove una parte dei repubblicani legati alle lobby industriali restano liberoscambisti. Ancora: per abrogare Obamacare bisogna prevedere un sistema sanitario alternativo; l’esperienza insegna che disegnare la sanità americana è un cantiere su cui i parlamentari si cimentano su tempi lunghi (anche lì intervengono le lobby: assicurazioni, Big Pharma, ospedali privati, medici). A riprova: in un’intervista appena uscita sul Wall Street Journal, Trump sta già facendo una parziale marcia indietro su Obamacare, invece dell’abrogazione totale accenna alla possibilità di modificare solo parte di quella riforma sanitaria.

In quanto al piano delle infrastrutture, per aggirare la resistenza dei repubblicani ortodossi che non amano la spesa pubblica, Trump proporrà che i 1.000 miliardi ce li mettano i privati. Ma con sgravi fiscali che di fatto li finanzierebbero fino all’82%. Il compito più facile per Trump sarà abrograre quelle riforme che Obama aveva varato attraverso atti esecutivi: ricadono in questa categoria diverse normative ambientaliste dell’Environmental Protection Agency. Repubblica